Il Trecento: fame, peste e rivolte

La crisi alimentare
Nei primi anni del Trecento in Europa ci fu un profondo cambiamento delle condizioni climatiche: una notevole diminuzione delle temperature e aumento della piovosità.
A partire dal 1315 l'eccesso di piogge causò danni gravi ai raccolti e, nel complesso, una carenza di cereali che colpì anche le zone dell'occidente più ricche. Per la prima volta dopo due secoli, l'intera Europa era in preda alla carestia e si registrava un abitante su dieci morto di fame.

Un lungo periodo di carestie
Nei decenni seguenti si registrano una lunga lista di crisi alimentari specifiche nelle varie zone. Ad esempio, in Spagna e Portogallo il raccolto fu scarsissimo negli anni 1333 e 1334 mentre, a Venezia nell'anno 1343 e 1354 e così via per altre nazioni o città. In questi momenti critici in cui è scarsa la produzione di cerali uomini e donne cercano di sfamarsi mangiando ciò che trovano: ciò implica una dieta scadente, indebolimento del fisico e il rischio che nascano delle epidemie.
La più grande epidemia di peste registrata nella storia è datata 1347.

La grande peste (1347-1350)
Crimea
Nel XIII secolo in Asia i mongoli riuscirono a creare un impero gigantesco che si estendeva dalla Cina fino ai confini della Russia. La Pax mongolica, ovvero quella situazione di stabilità politica che permetteva a un unico dominatore di controllare tutta l'Asia, consentì i commerci verso l'Europa e in particolare con Genova e Venezia (due città marinare).
Partivano da Pechino delle grandi carovane dirette verso ovest e, insieme alle merci, cominciarono a spostarsi un'enorme varietà di batteri e malattie tra cui la peste. Non a caso la grande epidemia del 1347 ebbe origine in una colonia genovese della Crimea, Caffa.
A Caffa la peste si imbarcò sulle navi genovesi che si fermarono nel porto di Messina. Da Messina la peste si propagò per tutta l'isola, per risalire poi pian piano verso l'Italia centrale e settentrionale.
A metà del 1348 la peste aveva già raggiunto Francia e Spagna.

Yersinia pestis
Un morbo implacabile
La peste è provocata da un bacillo detto Yersinia pestis: la forma più frequente di questo male era la cosiddetta peste bubbonica. Il sintomo principale consisteva nella comparsa di uno o più rigonfiamenti detti bubboniche si manifestavano all'inguine o sotto le ascelle. La mortalità oscillava fra il 40 e il 70% e questa percentuale dipendeva dall'età e dal tipo di alimentazione.
Esisteva una seconda forma di peste, detta polmonare, che era molto più pericolosa di quella bubbonica e aveva un decorso molto più rapido. uccideva il 100% delle persone infette.
La prima tipologia di peste veniva trasmessa dalla pulce del ratto nero, mentre la seconda si trasmetteva da un umano all'altro attraverso la saliva. Questo fa capire come la principale causa del contagio fosse la scarsa igiene personale.


Gli effetti della peste in Europa
Nel giro di due anni la peste investì l'Europa intera colpendo dal 1348 in poi molte altre città dell'Europa del Nord. Nel complesso la peste provocò in Europa la morte di un terzo della popolazione globale: dopo i tremendi anni dell'epidemia si può affermare che la peste non si manifestò più in queste dimensioni continentali ma, più precisamente si fece sentire periodicamente ora in questa, ora in quella regione, con intervalli più o meno prolungati. Ad esempio in Italia ci fu una nuova epidemia di peste nel 1361, mentre nei Paesi Bassi arrivò soltanto 40 anni dopo.

Le conseguenze economiche della peste
A seguito dell'epidemie di peste che ha coinvolto l'Europa si verificò il fenomeno detto dei villaggi scomparsi: con tale termine si indica l'abbandono, da parte dei contadini di territori che risultavano abitati prima dell'arrivo della malattia. In alcuni casi l'abbandono era conseguenza del fatto che i terreni rendevano poco: se in tempi di crescita demografica questi terreni potevano risultare utili, non appena la popolazione si ridusse a causa della peste, non risultò più conveniente coltivarli.
Inoltre, siccome la peste aveva decimato la popolazione delle città, per i contadini si aprì la possibilità di emigrare verso i centri urbani.

Conflitti sociali e rivolte
Intorno al XIV secolo si iniziò una suddivisione della giornata in parti uguali, non soggette al variare delle stagioni. Si inventò così l'orologio meccanico a suoneria, che si affiancò nelle città alle campane ecclesiastiche nel ritmare la vita degli uomini.

Il Trecento fu un secolo di violenti conflitti sociali tra i grandi mercanti, gli artigiani e i manovali che compivano i lavori più umili.
I conflitti esplodevano quando le autorità cittadine emanavano ordinanze con cui cercavano di ridurre le retribuzioni, a causa delle condizioni del mercato.
La diminuzione del numero di consumatori influì sul prezzo dei cereali tra il 1380 e il 1480. Ma le tasse che richiedevano i sovrani delle terre non diluirono affatto.
Tra le rivolte più importanti ricordiamo il tumulto dei Ciompi (salariati) nell'estate del 1378, una rivolta avvenuta a Firenze per scopi economico-politici, in cui il popolo grasso si alleò con quello minuto e il 31 agosto un numeroso gruppo di Ciompi, stabilitosi nella piazza della Signoria, fu cacciato con facilità dalle forze combinate delle altre arti. La corporazione dei Ciompi venne abolita  nel 1382 e il popolo grasso tornò a comandare sul popolo minuto non portando nessun vantaggio ai salariati.
Notevole risonanza ebbe anche la rivolta dei contadini inglesi nel 1382, in questo caso, la protesta dei lavoratori dei campi fu appoggiata da numerosi predicatori itineranti denominati lollardi.
Il più noto dei predicatori lollardi fu John Ball, richiamava l'uguaglianza originaria di tutti gli uomini, che i nobili avevano calpestato con violenza: era tempo, secondo Ball, di togliere di mezzo con la spada i signori e di dare inizio a una nuova era nella storia umana, caratterizzata finalmente dall'assenza di soprusi e ingiustizie.

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